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Cenni storici

IL TERRITORIO

Alezio fu uno dei centri della Messapia, termine greco corrispondente al Salento, che etimologicamente indica ciò che "sta in mezzo" con riferimento alla posizione peninsulare.
Sorto in una zona di basse alture calcaree (le Serre Salentine, largamente interessate dal popolamento preistorico) contigue a piane litoranee e favorito nell'agricoltura per la scarsa profondità di una ricca falda idrica, conobbe continuità di vita almeno dal VII sec. a.C. al VI sec. d.C., collegato al vicino scalo marittimo di Anxa-Callipolis(Gallipoli), sbocco naturale ed indispensabile sullo Ionio, e attraversato da una via subcostiera, che toccava i principali centri del Salento da Taranto al Capodi Leuca ad Otranto.

LE FONTI SCRITTE

Le fonti storiche, che non fanno cenno di avvenimenti riguardanti strettamente la città, riportano solo l'antica denominazione. Nella prima epoca romano-imperiale sono attestate le forme di Aletiain Strabone, Aletiume l'etnico Aletini in Plinio il Vecchio e Aletionin Tolomeo.

Ricorre Baletiumnell'unica rappresentazione cartografica del mondo antico pervenuta in copia medioevale (la Tabula Peutingeriana),redatta in originale intorno alla metà del IV sec. d.C. Si trovano Baletiume Valentiumin opere di carattere cosmografico-enciclopedico del VII (Anonimo Ravennate) e del XII secolo (Guidone).

I DATI ARCHEOLOGICI

Per la conoscenza di Alezio antica , fonte principale di informazione è l'archeologia.
Tuttavia, scarsi sono i dati sull'insediamento, di cui nulla è rimasto in elevato ; abbondanti invece i manufatti, eccezionali rispetto ai resti
di strutture e all'ampiezza delle zone ad uso abitativo e sepolcrale esplorate. Manca qualsiasi dato certo concernente zone di culto e costruzioni di carattere pubblico.

IL PERIODO MESSAPICO

Tracce del più antico nucleo di frequentazione del sito si sono rinvenute sulla collina di Alezio, costituita da unpianoro ondulato. Sull'esempio di altri centri .messapici è ipotizzabile l'evoluzione dell'abitato ad un impianto di tipo urbano , conseguenza (come l'uso della pietra per l'edilizia, della scrittura, del tornio veloce per la fabbricazione dei
vasi, diparticolari forme vascolari e decorative) di apporti culturali dal mondo greco.

Per analogia con altri impianti insediativi, tra la seconda metà del ,IV sec. a.C. ed i primi decenni del secolo successivo, si avrebbe la costruzione di fortificazioni, che secondo alcuni studiosi ingloberebbero una superficie di 64ettari circa.

È stata individuata e parzialmente indagata (scavi Soprintendenza Archeologica, 1981-1985) in un terreno agricolo a 300 metri circa a SE del moderno centro (Contrada Monte d'Elia),un'area di necropoli extraurbana riferibile all'abitato preromano, in uso
tra il VI ed il III-II sec. a.C., in accordo con i dati ricavati dai rinvenimenti in altri settori dell'abitato prima del suo assorbimento nel processo di romanizzazione. Infatti, collocabili nel medesimo arco di tempo sono diverse tombe, isolate o riunite in piccoli gruppi (rinvenute durante i lavori di sterro e di sbancamento edilizio all'interno del paese),
probabilmentecommiste alle case, secondo
l'uso comune ai centriindigeni della Puglia. Vari tipi di sepoltura ad inumazione sono attestati: in età arcaica la semplice fossa, scavata nella terra o tagliata a cassa rettangolare nella roccia (pseudosarcofago) , coperta da una pietra rozzamente lavorata; a partire dal V-IV sec. a.C. il sarcofago monolitico , accuratamente squadrato, talora con gradino in rilievo sulfondo come capezzale ed un unico lastrone per copertura sagomato a doppio spiovente; la cassa di lastroni, spesso di dimensioni monumentali, chiusa da blocchi parallelepipedi tra loro connessi mediante dentelli di incastro (fig. 3).

Una tomba conserva evidenti tracce dell'intonaco che ne rivestiva le pareti interne, sul cui perimetro superiore si sviluppano orizzontalmente due basse fasce dipinte in rosso che inquadrano l'iscrizione funeraria, pure dipinta, accanto ad un fregio di foglie cuoriformi e piccoli grappoli d'uva (fine del III sec. a.C.).

E' abbastanza frequente il reimpiego delle tombe a cassa per deposizioni successive nell'ambito dello stesso gruppo familiare. Non
risultano documentate per il momento tombe a camera e ipogei, largamente diffusi nel territorio messapico.

Gli oggetti posti all'interno delle tombe si spiegano facendo riferimento al concetto della morte presso gli antichi e all'idea del viaggio del defunto nel mondo degli Inferi.

I corredi funerari rinvenuti ad Alezio sono
composti per lo più di ceramica, che dobbiamo supporre prodotta localmente eda
diverse officine della Messapia, spesso associata a vasellame indigeno di imitazione di modelli greci ed a manufatti importati dalle colonie della Magna Grecia.

Attraverso i corredi abbiamo una esemplificazione delle forme più in uso ad Alezio. La decorazione dipinta èmonocroma
obicroma (rosso e nero), di tipo prevalentemente geometrico, con l'inserimento soprattutto nel IV sec. a.C. di piccoli uccelli stilizzati visti di profilo e di elementi fitomorfi.

Si ritrovano di frequente nelle tombe unguentari, lucerne, come pure monete, secondo usi mutuati dal costume funerario greco, e statuette fittili generalmente usate nella pratica del culto. Relativamente pochi gli oggetti metallici di ornamento personale (per lo più fibule).

Di notevole importanza è la documentazione epigrafica, per il momento limitata all'ambito funerario. Iscrizioni in lingua messapica, databili tra la fine del VI ed il III-II sec. a.C., sono incise all'interno di tombe a cassa di pietra: si tratta di semplici formule onomastiche, costituite in genere da prenome e gentilizio.

Nel corso del VI sec. a.C.si diffonde in Messapia l'uso della scrittura per l'adozione di un alfabeto derivato da un modello greco (Iaconico-tarentino-arcaico) con alcune innovazioni grafiche forse dovute a particolariesigenze fonetiche della lingua, che cessò di essere parlata con la progressiva diffusione del latino in seguito alla
conquista romana del Salento. In passato è
stata attribuita ad Alezio l'emissione di monete d'argento di tipologia tarentina (didramma e tetrobolo) con leggenda Falethasoppure Balethas, datate alla metà del IVsec. a.C., che si tende oggi a ricondurre alla zecca di Valesio (altro importante centro messapico sito tra San Pietro Vernotico e Torchiarolo) .

ALETIUM

Già con l'età ellenistica va sottolineato l'estendersi dell'abitato in un vasto comprensorio pianeggiante (Contrada Raggi), ad E-SE del primo nucleoin altura. Sorsero complessi destinati ad attività produttive agricole e artigianali (per il rinvenimento di fornaci per ceramiche e scarichi di vario genere), che testimoniano un momento di particolare floridezza del centro. L'esistenza
di ricche aristocrazie locali sembra provata dal recente rinvenimento (alla periferia della zona Raggi) di un corredo aureo di alto valore artistico (consistente in una collana, due orecchini, due bracciali in filo e due anelli digitali), relativo alla sepoltura di una fanciulla all'interno di una tomba familiare (II-Isec. a.C.), scavata nella roccia e rivestita di lastre dipietra(semicamera). Fornisce utile
riferimento cronologico per le fasi di utilizzo edi ampliamento delle strutture in età romano-imperiale il vasellame fine da mensa, proveniente da fabbriche della Grecia,della Tunisia Settentrionale e dell'Asia Minore (I-VI sec. d.C.),ritrovato in discreta quantità, insieme a ceramica acroma ecomune di fattura poco accurata, nei vani adibiti ad uso abitativo. Anche nel territorio circostante al centro urbano moderno siosserva la diffusione di fattorie agricole , gestite da personale servile, come è indiziato da una iscrizione latina, che ricordal'immatura morte di Germana serva di Polonus(conservata
alMuseo Archeologico Provinciale "S. Castromediano» di Lecce),probabilmente
pertinente all'area cimiteriale di un fondo rustico. Per l'assenza di documentazione archeologica sembra di dover cogliere un lungo intervallo di abbandono del sito tra il periodotardo -romano e la costruzione della chiesa di Santa Maria dellaAlizza, probabile
riflesso del difficile trapasso dall'evo antico almondo medioevale e delle spinte conquistatrici dei "barbari"contro il dominio politico dell'Impero Romano d'oriente o Bizantino .

SANTA MARIA DELLA ALIZZA

La ripresa dell'attività edilizia privata in età tardo -medioevale si attuò in larga parte con il riutilizzo di ambienti antichi e l'ausilio di tecniche costruttive più modeste, che adottarono oltre alla pietra squadrata grossolanamente anche ciottoli e blocchi sbozzati. Simbolo della città, che le oscure vicende del popolamento medioevale avevano ridotto in un "casale povero e semiabbandonato" (dalla
relazione sulla visita pastorale effettuata da Pelegro Cibo ,Vescovo di Gallipoli, nel 1567), restò la chiesa di Santa Maria della Alizza o Lizza, che diede il nome al centro abitato in sostituzione del toponimo latino. Non è
nota la data di fondazione della chiesa.Le notizie storiche sono assai limitate e si ricavano per lo più da documenti pontifici , da
descrizioni sullo stato della diocesi di Gallipoli in occasione di visite pastorali , dagli archivi parrocchiali. Gli studiosi locali dell'Ottocento sono concordi nel collegare le vicissitudini della chiesa a fatti d'arme della vicina Gallipoli
durante il XIII-XIV secolo. È probabile che, in seguito all'assedio di Gallipoli (1268-69), nel
corso della campagna italiana di Carlo I d'Angiò, la cattedrale di Sant'Agata sia divenuta inutilizzabile. Così nella prima metà del XIV secolo fu sede episcopale la chiesa della Alizza che, per l'occasione, venne intitolata a Santa Maria de Cruciata e naturalmente a Sant'Agata, come si apprende da una lettera di Papa Giovanni XXII, che da Avignone esortava Milezio, Vescovo di Gallipoli, e tutti i fedeli, cui concedeva quaranta giorni di indulgenza, a raccogliere fondi per edificare et reconstruerela cattedrale ad Alicia (Alezio) (dagli Acta lohannisXXII , n. 118,6 gennaio 1330). L'aspetto esterno rispecchia la caratteristica volumetria romanica, con pianta a croce latina, i bracci del transetto sporgenti sulle pareti longitudinali dell'unica navata ed il presbiterio absidato orientato verso est, secondo l'antica liturgia cristiana. In base
all'analisi delle opere murarie (effettuata
durante il restauro del 1959-61, a cura della
Soprintendenza per i Beni AA.AA.AA.SS., si può affermare che la chiesa venne costruita in più tempi nel corso della seconda metà del XII-prima metà del XIII secolo. Particolari costruttivi ed i caratteri stilistici della decorazione architettonica comele pareti esterne scandite da sottili lesene, che partono dalla cornice dell'alto zoccolo e si flettono superiormente in modanature polilobate) trovano diretti confronti con due importanti chiese di complessi abbaziali del XII secolo : la chiesa benedettina dei SS. Nicolò e Cataldo a Lecce e la chiesa di Santa Maria di Cerrate presso Squinzano. La costruzione del torrione, addossato al fronte occidentale,più simile per la sua mole massiccia e per la sua verticalità ad una struttura difensiva che ad un pronao, sembrerebberelativa ad un momento successivo. Pertanto, la tradizionelocale riconduce tale costruzione alla fine del XIII secolo , peratto di devozione dei Gallipolini alla Madonna, che avevaprotetto la città assediata dalle truppe angioine. Un'altra ipotesilega il torrione alla necessità di conferire un aspetto più maestoso alla chiesa elevata provvisoriamente a cattedrale e, quindi, all'utilità di controllare a distanza dal punto più alto dell'abitato rivolto verso Il mare (sul lato sud del torrioneuna piccola porta, posta a due metri dal piano di calpestio, immette ad una scala a chiocciola per l'accesso al terrazzo).

Radicali interventi edilizi, compiuti tra il XVII secolo, epoca del dominante stile barocco, e gli inizi del '900 (il portale di ingresso conserva l'infisso risalente al 1722, come da datazione incisa sullo stipite interno), alterarono l'impianto iniziale e modificarono la concezione distributiva e spaziale interna.

Il restauro del 1961, che ha comportato la riapertura di alcuni vani posti al di sotto del pavimento , adibiti a sepolture di religiosi e di civili,ha restituito la chiesa alla purezza ed austerità delle linee originarie ed ha portato in luce anche labili tracce della decorazione pittorica, opera di frescanti meridionali in diverse epoche, che probabilmente ricopriva tutto l'interno. È evidente l'esistenza di almeno due fasi ornamentali: tra il XIII e il XIV secolo si collocano gli affreschi di impianto iconografico bizantineggiante (es.: una santa incoronata, il profeta Elia, il protomartire Stefano);tra il XV ed il XVI secolo affreschi riconducibili per soluzioni iconografiche e per orientamento pittorico al gusto occidentale come alcune raffigurazioni della Vergine col Bambino, Sant'Antonio di Padova, Santa Petronilla, confrontabili con la decorazione assegnabile alla cerchia dei maestri che operarono nella chiesa di Santa Caterina a Galatina e in Santo Stefano a Soleto. Non molto distanti da Alezio sorgevano monasteri e chiese andati distrutti.
Sappiamo, ad esempio, dell'esistenza di una cappella dedicata a San Pancrazio (presunto discepolo di San Pietro e, secondo la tradizione , primo vescovo di Gallipoli), genericamente localizzata in zona Raggi, nei pressi di un pozzo di cui il Santo avrebbe utilizzato l'acqua per dispensare il Battesimo (dal passo relativo alla visitatio del Vescovo Giovanni Montoja de Cardona nel 1660).

VILLA PICCIOTTI

La salubrità del clima, sfondo costante delle notizie di autori locali dell'ottocento, sembra alla base della fioritura urbanistica e architettonica del XVIII-XIX secolo, che comportò nel 1854 l'elevazione a comune autonomo da Gallipoli. La cittadina, nota
con il nome dall'origine incerta di «Villa Picciotti» (mutato in Alezio, per decreto di Vittorio Emanuele Il, nel 1873), divenne così apprezzata stazione di villeggiatura di religiosi e nobili che vi costruirono palazzi e complessi residenziali accanto ai «casamenti, mulini oleari, ville, strade, fortune, opere ed istituzioni di pubblica utilità» (G. Arditi). Per l'accrescersi dell'abitato,nella seconda metà del1800, venne realizzata con il concorso di tutta la popolazione la chiesa di Santa Maria dell'Addolorata.

 

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